Referendum sulla caccia in Italia

referendum caccia

Recentemente, l’onorevole Michela Vittoria Brambilla, leader del Partito Animalista, ha dichiarato che:“I tempi sono maturi, aboliremo la caccia in Italia con un referendum convincendo anche quella parte di cittadini che in passato non aveva partecipato a questa grande battaglia di civiltà. La grande maggioranza degli italiani è contraria a questa pratica anacronistica e violenta”.

I referedum passati a cui fa riferimento l’on. Brambilla, si sono svolti nel corso degli anni 90 e avevano come obiettivo quello di porre restrizioni sulle normative che regolano l’attività venatoria nel nostro paese. Il 3 giugno 1990 gli aventi diritto al voto, furono chiamati alle urne per esprimersi su 3 referendum abrogativi promossi dai Verdi, dal Partito Comunista Italiano, dal Partito Socialista Italiano, da Democrazia Proletaria, dal Partito Radicale, da Sinistra indipendente e dalla LIPU e Legambiente.

I tre quesiti riguardavano le restrizioni sulla disciplina della caccia, l’accesso dei cacciatori a fondi privati e l’uso dei fitofarmaci. I referendum non raggiunsero il quorum e la consultazione fu dichiarata non valida.

L’abolizione della possibilità per il cacciatore di entrate liberamente nel fondo altrui, promosso dal Partito Radicali, fu proposto anche il 15 giugno 1997, quando gli elettori italiani furono chiamati a votare per ben sette referendum abrogativiAnche in quel caso, il quorum non venne raggiunto.

E bene ricordare a chi si oppone alla caccia, che i cacciatori svolgono l’attività venatoria seguendo norme rigidissime, e quindi, nel pieno ambito della legalità. Le battaglie contro la caccia, hanno assunto negli ultimi anni toni sempre più aspri che hanno come unico scopo quello di infangare una categoria già ampiamente vessata.

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