Caccia al cinghiale, attenti al piombo delle cartucce!

munizioni per la caccia al cinghiale

La caccia al cinghiale si può e si deve fare, ma è vero che bisogna stare molto attenti al piombo contenuto nelle cartucce?

Da anni a questa parte, si discute sulla problematica legata alla nocività del piombo presente nelle cartucce, impiegate per la caccia al cinghiale. Sono infatti molte le pronvince e regioni italiane che stanno mettendo in guardia i propri cacciatori.

Ultima di queste la provincia di Treviso, la quale ha comunicato ufficialmente che : il piombo delle cartucce può contaminare le carni dell’animale anche a notevole distanza dall’impatto del colpo, e l’assunzione di questo metallo da parte dell’uomo è assolutamente pericolosa.

Qualche anno fa anche in Emilia Romagna, per esempio, in seguito ad una specifica norma che prevedeva “esclusivamente l’uso di munizioni prive di piombo per l’abbattimento di capi di fauna selvatica”, anche i noti Parchi del Ducato si sono obbligatoriamente dovuti adeguare, dotandosi di munizioni atossiche per la caccia al cinghiale.

Cerchiamo adesso di capire qual’è la verità sulla questione. Il piombo è un metallo tossico utilizzato dall’uomo per differenti usi, bandito in molti settori e filiere produttive, ma non ancora per l’attività venatoria. Nonostante i comprovati effetti nocivi, esso rappresenta tutt’oggi il metallo maggiormente utilizzato per le munizioni da caccia.

L’ ISPRA ( Istituto Superiore di Protezione e Ricerca Ambientale) ha stimato che durante l’attività venatoria, vengono dispersi nell’ambiente circa 10000 tonnellate di piombo. La stessa ISPRA ha pubblicato anche un rapporto, in cui sono stati specificati tutti gli effetti negativi e danni alla fauna, ma anche e soprattutto per la salute dell’uomo. Esso può incorrere ad intossicazione da piombo (saturnismo), con gravi conseguenze per donne incinta e bambini soggetti a deficit mentali e difficoltà motorie.

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Inoltre l’AIRC ( agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) ha classificato questo metallo, tra le sostanze con probabile azione cancerogena.

A questo punto il nostro impegno non resta quello di iniziare ad adottare pratiche più sostenibili per l’attività venatoria, salvaguardando noi stessi, l’ ambiente e di conseguenza rispettando le generazioni future.

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